.
Annunci online

circolopdgiacomomatteotti
21 dicembre 2010

Proposte del Circolo PD di Acquedolci sul ciclo dei rifiuti

 

Analisi e proposte

Convegno PD: “Il piano regionale rifiuti:

sia una risorsa, non un danno”

Sabato 18 Dicembre 2010 – ore 16.30

Sala Bar Magistro – Piazza Giovanni Paolo II

Acquedolci (Me)



 

Relazione introduttiva di: FARID ADLY (coordinatore circolo “Giacomo Matteotti”)



 

Buon pomeriggio a tutte e tutti,



 

"...dato che tutti gli altri posti erano già occupati, ci siamo seduti dalla parte del torto".

La citazione è dotta, la frase infatti è di Bertold Brecht, ma il contesto al quale ci riferiamo è la politica di oggi. Nei consueti discorsi da bar, gli ignoranti osano ripetere “La politica è una cosa sporca!”, oppure: “Sono tutti uguali!”. No, non è così. E il Partito Democratico fa la differenza.

L'argomento che affrontiamo oggi è complesso e ha radici lontane: la gestione dei rifiuti. L'amico Guido Viale negli anni novanta ha scritto un libro (Il mondo usa e getta. La civiltà dei rifiuti e i rifiuti della civiltà) nel quale scriveva:

I rifiuti della società industriale e, in particolare, quelli della società dei consumi sono il "rimosso" di quell'attività sistematica di rapina e di spreco delle risorse della terra su cui esse si fondano; il buco nero in cui tutto è destinato a precipitare, ma sul cui oblio è costruita la falsa coscienza di chi si compiace della produttività della tecnica moderna, senza mettere in conto i danni e le conseguenze che il suo operare comporta. I rifiuti sono una componente essenziale del ciclo di vita di tutti i beni materiali, ma l'economia non se ne è mai occupata”.

In un suo libro precedente, Viale preconizzava che i rifiuti sarebbero stati il “petrolio” del futuro.


 

Da come si gestiscono i rifiuti, si può misurare il grado di civiltà di una società. Nel tempo della decadenza, qualcuno ha trovato nei rifiuti la gallina dalle uova d'oro.


 

A causa dello smaltimento dei rifiuti, nell'emisefero sud del pianeta sono state provocate guerre e distrutti Stati. La falsa coscienza di cui sopra ha provocato in Africa la sparizione della Somalia e innescato una guerra civile ininterrotta da 25 anni. La causa era che il tiranno Ziad Barri, amico dei governi italiani di allora, ha trasformato il paese in una discarica per le industrie italiane: rifiuti nocivi, pericolosi e scorie radioattive in cambio di “generosi” aiuti della cooperazione internazionale italiana. Quel losco affare è costato la vita a due giornalisti della RAI, Ilaria Alpi e Miran Krovan, assassinati perché stavano realizzando un reportage sulle radici della guerra civile, cioè sulle connessioni italiane con lo smaltimento dei rifiuti pericolosi in territorio somalo.


 

Per rimanere su un terreno più vicino a noi, posso affermare che la questione rifiuti in Sicilia e in particolare nel nostro territorio si presenta problematica su due aspetti fondamentali: il danno alle tasche dei cittadini e alla loro salute e il danno all'ambiente. La vicenda di come sono state condotte le trasformazioni amministrative nei nostri territori è stata emblematica: abbassamento della qualità dei servizi e innalzamento dei costi per il cittadino. A questo si aggiunge la beffa dell'approvazione regionale della discarica di C/da Carbone sulla sponda del torrente Inganno.

 

In Italia, da Gennaio 2000 a Marzo 2010, secondo dati Istat, l’incremento registrato a livello di tariffe rifiuti è stato del 55% (una media annuale di 5,5% superiore all'inflazione).

Cittadinanzattiva ha condotto un’indagine sui costi che i cittadini sostengono per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu e Tia). Il dossier presenta una panoramica completa di tutti i capoluoghi di provincia italiani, e prende come riferimento i costi sostenuti da una famiglia tipo. Ne esce una classifica di dove il servizio costa di più. Questi dati poi li abbiamo incrociati con quelli relativi alla raccolta differenziata. Il risultato? Il più delle volte il servizio di smaltimento rifiuti meno funziona e più lo si paga.

Rifiuti a peso d’oro: In Sicilia, nel 2009, la spesa media annua del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per famiglia tipo, è di 281 €, con un incremento del 3,3% rispetto all’anno precedente. Il risultato è che in Sicilia si paga ben 58 € in più rispetto alla media nazionale, pari a 223 €. Questo perché in Sicilia si produce procapite 536 kg annui, che anche se è in linea con la media nazionale risulta più alta della Lombardia, del Veneto o del Piemonte.

L'altro dato significativo riguarda la raccolta differenziata e la percentuale di conferimento in discarica: la media italiana di raccolta differenziata è del 28%; in Lombardia e Piemonte è del 45% in Sicilia è del 6%.

In Italia il 52% va in discarica; in Sicilia il 93%; in Lombardia soltanto il 10%.

Questi dati incidono sui costi di raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento.


 

In Sicilia c'è anche un altro dato che incide sul lievitare dei costi: la presenza di 27 ATO per 9 provincie, quando in media nel resto d'Italia gli ATO hanno avuto la conformazione delle provincie.

Un Ato per Provincia. Un carrozzone di dirigenti, personale amministrativo e dipendenti aggiuntivi, rispetto al personale dei Comuni, che in realtà non ha rappresentato nei risultati concreti nessuna razionalizzazione del sistema, ma un'ulteriore cerniera nella filiera gestionale. Con una caratteristica: non c'è la trasparenza e il controllo democratico che aveva la gestione precedente pubblica da parte delle amministrazioni comunali. L'attuale governo tecnico diretto dal presidente Raffaele Lombardo ha deciso di ridurli a 9, ma il passaggio ai dati di fatto, la riduzione concreta non c'è ancora.


 

L'intorduzione degli ATO ha rappresentato una parcellizzazione e ulteriore complessità del sistema: un livello politico (l'assemblea dei sindaci), un braccio amministrativo senza controlli diretti che sono gli ATO e una serie di soggetti gestori privati. Anche la gestione delle discariche è stata sottratta ai comuni e trasferita al privato. La Società che gestisce la discarica di Mazzarra Sant'Andrea – secondo il rapporto della Commissione parlamentare nazionale – vanta un credito nei confronti degli ATO Me 1 e 2 per ben 45 milioni di €.


 

Non solo, ma nell'Agosto 2009, nel territorio dell'ATO Me1 abbiamo rischiato il blocco del sistema di smaltimento. Ecco come suona la diffida del'Osservatorio Regionale al braccio di ferro tra ATO / Sindaci / gestori delle discariche e soggetto gestore:

Si richiama l’attenzione dei soggetti in indirizzo sull’obbligo di garantire la totale copertura dei costi della gestione integrata dei rifiuti e sul fatto che un’eventuale inadempienza che si dovesse tradurre in un mancato pagamento comporterebbe la violazione di precisi obblighi normativi, oltre che al danno alla salute e all’ambiente”.


Cosa fare?


 

Dobbiamo avere il coraggio di tornare indietro e se è il caso abolire gli ATO e passare ai Consorzi di Comuni – l’obiettivo delle Società era quello di abbassare i costi ma, paradossalmente, si è registrato l’esatto contrario;


Noi crediamo che la politica, intesa nel suo significato più alto, non quella dei traffichini, debba intervenire per porre rimedi alle condotte storte, sia a livello legislativo che operativo.

Per questo abbiamo chiamato i responsabili del nostro partito, a livello regionale e provinciale, per far fronte al dilemma e disegnare le possibili soluzioni al problema. Siamo convinti che il fallimento del precedente piano regionale rifiuti ha messo in crisi il sistema di gestione RSU in Sicilia e che la politica allegra dei 27 ATO ha sperperato molti fondi. Ma siamo convinti altresì che la soluzione deve mettere al centro dell'attenzione due cose fondamentali: l'economicità della gestione e la salvaguardia dell'ambeinte. Su questi argomenti vogliamo confrontarci con tutte le realtà organizzate della società civile, con gli altri partiti e con le istituzioni.

 

In questi giorni l'ATO Me 1 ha spedito le cartelle, tramite l'esattoria SERIT, per le Tariffe 2009 conguaglio a saldo in scadenza oggi 18.12.2010 (un bel regalo di Natale): in molti comuni si è registrato un aumento strepitoso che arriva anche al 50% rispetto all'anno precedente. Sant'Agata e Capo d'Orlando sono le città che ne hanno sofferto di più. Qui ad Acquedolci, grazie ad un'accorta politica tariffaria imposta dall'amministrazione comunale, con l'inserimento nel conteggio degli immobili anche di quelli di proprietà comunale, è stato possibile contenere gli importi dovuti per le famiglie, ma le cifre in generale rimangono troppo alte rispetto al servizio reso e rispetto alla gestione comunale del passato; l'incidenza dell'aumento sull'utenza non domestica è fuori controllo..

Cosa fare nel concreto per far abbassare i costi dello smaltimento? Siamo un partito serio, che non cavalca l'onda delle proteste e della demagogia. Dopo un'attenta analisi della situazione locale e regionale, il nostro circolo PD avanza queste proposte:

 

1) Uno dei punti su cui si può tagliare è la voce IVA:


 

La Corte Costituzionale, con sentenza n° 238 del 24 luglio 2009, ha sostanzialmente equiparato la TIA alla vecchia TARSU, concludendo che le caratteristiche strutturali e funzionali della TIA disciplinata dall’art. 49 del d. lgs. n° 22 del 1997 rendono evidente che tale prelievo presenta tutte le caratteristiche del tributo e che, pertanto, non è inquadrabile tra le entrate non tributarie, ma costituisce una mera variante della TARSU disciplinata dal d. lgs. n° 507 del 1993 e s.m.i., conservando la qualifica di tributo propria di quest’ultima; inoltre, al punto 7.2.3.6 della citata sentenza della Consulta, viene specificato che il prelievo di che trattasi è escluso dall’ambito di applicazione dell’IVA, in quanto non sussiste un nesso diretto tra l’entità del prelievo ed il servizio reso;

Lo scorso Agosto la Commissione Tributaria Provinciale di Messina ha accolto i ricorsi dei cittadini per l'annullamento dell'applicazione dell'IVA sulla TIA

E’ del tutto evidente, che i gestori, che in modo frettoloso ed imprudente, hanno applicato l’IVA ad un tributo, dovranno disporre ed emettere, ai sensi del comma 2 dell’articolo 26 del D.p.r. 26/10/1972 n.633, apposite note di variazioni in diminuzione I.v.a. (cosiddette note di credito) dirette a rettificare l’errato addebito dell’iva sulle fatture emesse.



 

  1. Copertura dei costi va decisa a livello di amminsitrazioni locali (Comuni):

In mancanza di una regolare approvazione della copertura dei costi (la copertura dei costi è variabile ogni anno in base ai dipendenti assunti dal gestore, alla qualità e quantità di rifiuti, ai continui aggiornamenti sulle lottizzazioni edilizie, alla gestione generale, all’utilizzazione della raccolta e dei trasporti, al fabbisogno finanziario, alla raccolta differenziata ecc.ecc) mediante l’approvazione di adeguati piani finanziari di cui all’art.8 del DPR 27.04.1999, n.158, ed in conformità a quanto previsto dall’art.42 lett.f, D.lgs.n.267/2000, il gestore non può intervenire per determinare la tariffa di igiene ambientale, il suo eventuale aumento o eventuali conguagli.


 

Nell'AGOSTO 2009, l’Assessorato regionale Enti Locali ha accreditato sul conto corrente dell’Ato Me 1 circa 5 milioni e 700 mila euro, quale anticipazione del fondo di rotazione richiesto dalla società d’ambito. Quali sono stati i controlli da parte dei sindaci sulla gestione finanziaria dell'ATO?


 

  1. Piccole discariche nel territoriodell'ATO Me 1 per far abbassare i costi del trasporto.

Al posto del progetto faraonico della megadiscarica di C/da Carbone, che è collocata nel letto del Torrente Inganno (quindi contro le norme) e contro la quale un gruppo di cittadini (tra i quali anche il sottoscritto) ha presentato Lunedì scorso un ricorso straordinario al presidente della Regione, è necessario che i sindaci dei 33 Comuni prendano di petto la situazione e in un tavolo tecnico traducano le norme che governano il settore, in raccomandazioni per l'individuazione dei siti idonei. E' stato possibile in passato farlo per ciascun comune senza che si alzasse nessuna protesta dei cittadini; perché nessuno di noi è colpito dalla sindrome NIMBY (Not In My Back Yard = non nel mio cortile di casa)



 

  1. Creare fiducia nel rapporto con il cittadino:

Non ultimo per importanza il rafforzamento e l'incentivazione della raccolta differenziata. Bisognerebbe destinare gli introiti della raccolta differenziata (vetro, carta e plastica vendute alle ditte di riciclaggio) ad un fondo di incentivi economici per le comunità che aumentano la percentuale della differenziata. Ma questo richiede che la raccolta differenziata finisca veramente e non virtualmente nel sistema industriale del riciclaggio e produca ricavi. La convinzione, di molti cittadini, che la raccolta differenziata finisca poi tutta in discarica non è mai stata fugata del tutto e in modo convincente da parte dei responsabili degli ATO.

5) Censimento degli utenti e razionalizzazione della spartizione: se pagassero tutti si pagherebbe di meno.

Inoltre la spartizione arbitraria tra utenza domestica e non, rischia di colpire i ceti produttivi. Per le società e gli esercizi commerciali, le tariffe dovrebbero essere proporzionali alla reale produzione di rifiuti del settore. I parametri, quindi, dovrebbero essere studiati con attenzione e con analisi campionarie e non in forma arbitraria e pressaposchista.

6) La sesta proposta,

ed è la più corposa, interessa la revisione e rinegoziazione dei costi di conferimento dei rifiuti in discarica. Il regime di quasi monopolio che si è realizzato nella nostra provincia – come scrive la Commissione Parlamentare nazionale - ha creato le condizioni per l'applicazione di traiffe di conferimento decise unilateralmente dagli enti gestori di queste discariche, con lievitazione esponenziale dei costi compellsivi. E' necessario che ATO, assemblea dei sindaci e sindacati facciano chiarezza sulla formazione del costo unitario e commisurare a tale dato le tariffe di conferimento. Uno studio recente dell'università Bocconi di Milano valuta il totale del costo delle 4 fasi di conferimento in discarica, per bacini di utenza di piccole dimensioni (paragonabili ai nostri ATO), in 51 € a tonnellata. Circa il 42% della cifra imposta dalle ditte di gestione nella nostra provincia.

Di recente (il 24 Novembre 2010), ad Agrigento, i sindacati CGIL CISL e UIL hanno negoziato questo tema con la società dei frateli Catanzaro. L'iter negoziale si è concluso positivamente per gli utenti e la ditta ha presentato al Commissario regionale la proposta di abbattimento della tariffa per il conferimento in discarica pari al 24 percento, passando da 73 euro a tonnellata a 51 euro.

Un partito responsabile come il nostro non fa demagogia ma entra nel merito delle questioni cercando soluzioni possibili. Se si disinnesca dal ciclo rifiuti l'influenza della criminalità organizzata, come appurato dalla Commissione parlamentare nazionale quidata dall'On. Pecorella, che ha presentato i suoi rapporti all'inizio dello scorso Ottobre, sarebbe possibile far risparmaire soldi ai cittadini e difendere allo stesso tempo l'ambiente.



 



 

La relazione della Commissione parlamentare sui rifiuti in Sicilia la troverete su questo link:

http://www.camera.it/453?bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/201010/1006/html/39



 

Ing. Farid Adly

coordinatore PD – Acquedolci (Me)

Circolo “Giacomo Matteotti”

via Vittorio Emanuele II, 3/5

98070 Acquedolci (Me)

tel. 0941.730053

cell. 339.8599708



 



 



 



 



 



 



 

 



 


novembre        gennaio
in evidenza

29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

Rubriche
diario
I libri per chiarelettere

I nuovi mostri
Oliviero Beha





Scheda libro
Acquista online

Italiopoli
Oliviero Beha





Scheda libro
Acquista online

prossimi appuntamenti
Tutti gli appuntamenti
links
archivio



Blog letto 14761 volte
bacheca